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domenica 14 giugno 2015

Il “parco Italia” è in pericolo


La gru cenerina non c’è più. Finiti i bei tempi dei suoi nidi in Italia. Alta un po’ più di un metro e dalle caratteristiche piume grigie, risulta tra le sei specie estinte nelle epoche più recenti, insieme alla quaglia tridattila, piccolo uccello simile alla quaglia comune, il gobbo rugginoso, anatra dal becco turchese, il rinolofo di Blasius, pipistrello dalla soffice pelliccia, lo storione e lo storione ladano, il più grande di tutti gli storioni.

Tutti questi animali, che una volta abitavano la nostra penisola, sono finiti nellafalco “lista rossa” pubblicata di recente dal Comitato Italiano dell’Unione Internazionale per la Conservazione della natura. Non solo. Nell’elenco ci sono infatti 161 specie considerate in grave pericolo di sopravvivenza: quasi il 30% di tutti i vertebrati italiani, circa 700 specie in tutto, un 600 di terrestri e un centinaio di marine.

E non basta ancora: secondo le stime degli studiosi, sono quasi 270 le specie che rischiano grosso. Tra queste, lo squalo volpe, l’anguilla, la trota mediterranea, il grifone, la pernice bianca e l’orso bruno che, dati alla mano, sembra conti non più di 30, 35 capi sulle Alpi, meno di 55 sugli Appennini.
 

Sempre meno ricchezze

Finora, il nostro Paese è stato il primo in Europa per ricchezze naturali: la sua fauna, tra oasi, parchi e riserve, conta più di 57 mila specie, circa 56 mila invertebrati e oltre 1000 vertebrati, mentre la flora ne ha almeno 5.600. In pratica, circa il 43% di quelle presenti in Europa. Ma la certezza di rimanere in vetta sta svanendo. Molti animali si stanno decimando, sia sulla terraferma sia nelle acque: sembra sia in pericolo il 68% dei vertebrati e il 40% delle piante.

Le principali minacce sono sempre le “solite”, ormai note: la distruzione degli ambienti naturali per fare posto all’agricoltura intensiva che, oltretutto, utilizza pesticidi di vario genere. E poi l’inquinamento dell’aria e la caccia illegale. Per gli abitanti dei mari, invece, la prima causa di mortalità è la cattura nelle reti utilizzate per pescare le specie destinate al commercio.
 
soiattoloGhiri e scoiattoli addio
Nella “lista rossa” degli animali in pericolo c’è un po’ di tutto. Anche quelli apparentemente comuni, come il ghiro e lo scoiattolo rosso, messo in minoranza dalla agguerrita specie americana, introdotta in Europa e nei parchi italiani negli anni Cinquanta. E poi altri piccoli roditori, e persino le lucertole e varie specie di formiche e farfalle.

Anche i pipistrelli si stanno riducendo di numero. Rappresentavano quasi la metà delle specie di mammiferi italiani, ora rischiano di perdere questo primato. Patiscono la distruzione delle loro aree di rifugio, con tanto di taglio degli alberi e disturbo delle grotte. Per non parlare dell’uso delle sostanze nocive nell’agricoltura.

Lungo l’elenco dei volatili a rischio. Tra i tanti, rimangono poche aquile del Bonelli, 12, 15 coppie al massimo, concentrate in Sicilia, come pure si sta riducendo il capo vaccaio, piccolo avvoltoio di origine africana. Poche centinaia di coppie anche di lanario, falco di media taglia, lungo una cinquantina di centimetri, sparse dalla Toscana alla Sicilia e tuttora minacciato dalla caccia illegale e da uno “sport” decisamente particolare: il prelievo delle uova dai nidi.

Declino pure per la lince: la popolazione alpina, circa 120 esemplari, sta soffrendo, soprattutto nelle Alpi orientali. Come il lupo: mentre nel resto d’Europa vive abbastanza tranquillo, in Italia la popolazione è di soli 500, 800 individulincei, distribuiti lungo l’Appennino. Tanto da non essere ancora considerato fuori pericolo.
 

Acque impoverite

Anche i fiumi e i laghi italiani stanno perdendo il loro patrimonio. Sono decine le specie di pesci considerate ormai quasi estinte. Rischia di sparire pure la piccola tartaruga d’acqua dolce, decimata dalle più aggressive tartarughe di specie non italiane buttate nei corsi d’acqua dall’uomo, stanco di tenerle in casa.

La lontra sopravvive in Basilicata, Campania, Calabria e Molise, con circa 250 capi distribuiti lungo i fiumi, ma è minacciata oltre dall’inquinamento delle acque, dalle auto che le prendono sotto.

Nelle acque marine iniziano a scarseggiare la balenottera comune, il tursiope, grande delfino lungo fino a 4 metri, le razze e le mante; molto rari gli avvistamenti di foche monache, del resto scarsissime in tutta Europa, nemmeno 250 in tutto. Stessa sorte per le orche, numerose specie di squalo e il piccolo cavalluccio marino.
 

Buone notizie

In questo scenario sconfortante, qualche animale riesce per fortuna a non soccombere. Ad esempio, il camoscio appenninico, con una popolazione tornata a 700, 800 esemplari e lo stambecco alpino. È tornato sulle 10 mila unità il capriolo italico, ha recuperato il cervo sardo, ridotto fino a qualche anno fa a poche decine di capi per colpa della caccia: ora si aggira sui duemila individui. Anche se la minaccia del bracconaggio è sempre dietro l’angolo.

aironeDiscreti dati anche per il falco pellegrino, circa 1300 coppie. Ma è l’airone bianco maggiore, grande ed elegante volatile, che ha mostrato i migliori segnali di ripresa. Questi esemplari, che nidificano soprattutto nei canneti e nelle zone umide con alberi e vegetazione acquatica, sono in aumento in tutta Europa, e in Italia si contano ora circa un’ottantina di esemplari. Che diventano più numerosi in inverno, quando, dai Paesi europei, raggiungono l’Italia per svernare. Per il momento, trovano qui ancora l’ambiente ideale per sopravvivere alla stagione più dura.


 
© Gianna Boetti - Mondo Erre

La spilungona delle savane


Ora ha una festa tutta per sé. Il 21 giugno di ogni anno si celebrerá la “Giornata mondiale della giraffa”, un’iniziativa ideata dalla Giraffe Conservation Foundation, la fondazione che si occupa della loro tutela, per far conoscere meglio quest’animale e per aiutarlo a sopravvivere.

Il primo appuntamento è stato quello del 2014: un evento che ha riscosso consensi un po’ ovunque ed ha coinvolto governi, associazioni ambientaliste, volontari, girafferiserve naturali, oltre cinquanta zoo in giro per il pianeta. Un’idea lanciata per raccogliere fondi e dare notizie sulle condizioni della giraffa: infatti il più alto mammifero del globo, nonostante sia insieme al leone, al bufalo e all’elefante, uno dei simboli dell’Africa, è stato finora inserito raramente in programmi di ricerca.

Conoscerla per salvarla

Per la sua prima celebrazione, gruppi di studiosi ed appassionati hanno organizzato, in varie località, incontri per raccontare tutto quello che oggi si sa di questo singolare animale dal collo lungo circa due metri e mezzo e dalle zampe smisurate e per cercare di mettere in pratica azioni per la sua salvezza. Per evitare che possa sparire dalle terre africane.
Secondo i dati recenti, la popolazione di giraffe si è quasi dimezzata negli ultimi quindici anni. Dalla fine degli anni Novanta ad oggi il loro numero è sceso da 140 mila a 80 mila esemplari, meno di quello degli elefanti: è sparito circa il 40% nel giro di una decina d’anni. Per gli scienziati, se non si interviene questi animali potrebbero presto soccombere in pochi anni.

Come succede per la maggior parte delle specie in pericolo, le cause principali di questo rapido declino sono le solite: riduzione del loro ambiente naturale, l’invasiva presenza dell’uomo, la caccia. Oggi è proibito uccidere le giraffe ma, come sempre, il bracconaggio non manca: sono prese di mira non solo per la carne, ma soprattutto per la pelle resistente, da cui si ricavano briglie, fruste, cinghie e persino strumenti musicali.
giraffe
Così, anche per la pacifica giraffa, l’uomo diventa il “predatore” più minaccioso. Infatti, in natura, i veri predatori, principalmente leoni e leopardi, ma pure iene e coccodrilli, riescono ad avere la meglio solo contro gli esemplari malati, vecchi o troppo giovani, quindi ancora inesperti nel difendersi.
Una giraffa adulta, nonostante la sua espressione bonaria e il carattere “tranquillo”, può sferrare poderosi calci in grado non solo di allontanare, ma anche di uccidere il più agguerrito dei re della foresta. Comunque, non ama affrontare le lotte, per questo, grazie alla sua altezza e alla vista prodigiosa, riesce a vedere eventuali pericoli da lontano e preferisce scappare.

Macchie come impronte digitali

In particolare, due delle nove specie viventi sono considerate a rischio estinzione dagli esperti. Quella più minacciata è la “West African Giraffe”, la cosiddetta giraffa del Niger, attualmente presente in natura con circa 300 esemplari. Un dato piuttosto preoccupante, che ha convinto il governo nigeriano a mettere in porto specifici programmi di conservazione, nel tentativo di combattere soprattutto la caccia di frodo. L’altra specie in seria difficoltà è la giraffa di Rothschild, diffusa in Uganda e nelle aree centrali del Kenya: conta poco più di un migliaio di capi, in buona parte concentrati nel parco nazionale ugandese “Murchison Falls”. 

Conosciuta fin dai tempi degli Egizi, la giraffa è un animale che vive solo in Africagiraffe, dove si divide in due grandi gruppi: quello settentrionale, dal mantello coperto di macchie fitte e di forma spigolosa e dagli arti bianchi, e quello meridionale, con un mantello caratterizzato da macchie distanziate. Oltre all’altezza, le macchie, appunto, sono uniche per ogni esemplare, proprio come le impronte digitali dell’uomo.

Occhi grandi e scuri, ciglia folte, si muove con una particolare andatura sinuosa e con i suoi 5, 6 metri di altezza sovrasta il suo ambiente ideale, le savane, disseminate di alberi e cespugli, e i boschi di conifere. Riesce a resistere fino a 1.700 metri, ma evita le zone di vero deserto, le paludi e le foreste.

Campionessa di resistenza

Se è il caso, le basta poco per sopravvivere: può stare per lunghi periodi senza bere. E anche se golosa soprattutto di acacia, bruca quello che trova a disposizione, soprattutto sugli alberi, per un’ovvia questione di “comodità”: può arrivare a mangiare 65 chili di foglie al giorno, ma se si trova in zone povere di verde, tira avanti benissimo con 7 chili di cibo al giorno. La spilungona delle savane ha ancora una particolarità: la lingua blu, che può raggiungere i 45 centimetri di giraffelunghezza, che le serve per strappare le foglie con il labbro superiore.

Piccola corna sulla testa ricoperte di pelle, le giraffe vivono in gruppi da 10 fino ad 80 esemplari. Essendo molto socievoli, dividono tranquillamente il territorio con altre specie, soprattutto con elefanti, zebre e bufali. Per questi animali, stare in mezzo a loro è una bella comodità: dall’alto della loro visuale, avvistano per prime i predatori e danno l’allarme.
Comunicano tra loro tramite grugniti, fischi, grida, sibili. E  ciascun suono ha un significato preciso: grugniscono o sbuffano per avvisare le altre del pericolo, mentre i maschi si capiscono con una specie di abbaio, simile a quello emesso dai caprioli. I piccoli emettono dei suoni simili a belati o miagolii e le madri rispondono a tono: fischiano per richiamarli all’ordine o muggiscono se non li vedono. Un muggito piuttosto forte, tanto da richiamare anche il più distratto dei figlioli.

 
© Gianna Boetti - Mondo Erre
 
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