Quando Roberto Benigni, in dicembre su Rai Uno, ha sviluppato la sua esegesi dei Dieci Comandamenti, ha cominciato così: “Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio al di fuori di me”.
A distanza di secoli da Mosè, il primo Comandamento ha assunto un significato diverso rispetto a un’epoca in cui a ogni popolo corrispondeva una divinità. Nelle società evolute, oggi, troppi uomini escludono un aiuto superiore, per dedicarsi totalmente a una passione-ossessione terrena.
Michael Phelps, il più grande nuotatore della storia, con il primato di 22 medaglie complessive, delle quali 18 ori, alle Olimpiadi, è un esempio di come ciò possa avvenire anche nello sport.
Ultimamente, la guida in stato di ebbrezza lo ha portato a un arresto. Come in un altro caso del passato, alle prese con la cannabis, lo ha tradito il desiderio di “evasione”.
Fermarsi per ritrovarsi
Il campione ha ammesso che il nuoto è la cosa più importante della sua vita, un “idolo”, dinanzi al quale, fin dal debutto olimpico, addirittura da quindicenne, il resto è diventato secondario.
La crisi di rigetto, tuttavia, è stata tale da rendere pubblico il desiderio di fermarsi, per ritrovarsi. Noi uomini, assi strapagati compresi, non siamo fatti per una sola espressione di noi stessi, basata sulla paranoia di ore e ore di allenamenti, se sopprime libertà e spiritualità.
È curioso che tocchi ora a uno statunitense, quando, prima del crollo del Muro di Berlino, erano gli atleti dell’Est europeo a subire spersonalizzazioni del genere: lo sport militarizzato dei regimi comunisti.
A ogni latitudine, infatti, il pericolo incombe, fin dalla notte dei tempi. La nostra priorità di cristiani non deve mai essere immanente e materiale, perché ci porta, comunque, fuori strada.
LA SCHEDA
Lo squalo di Baltimora
Nato a Towson, nel distretto di Baltimora, Maryland (USA), il 30 giugno 1985, Michael Phelps non sembrava destinato al nuoto. Da piccolo, i medici gli diagnosticano un deficit di attenzione e iperattività, ma la mamma, al posto di curarlo con i farmaci, lo “getta” in vasca.
È il suo habitat naturale, tanto che a 15 anni partecipa già alle Olimpiadi di Sidney con la Nazionale di nuoto: è il più giovane nuotatore americano della storia a partecipare ai Giochi. Si piazza al quinto posto nella specialità farfalla. Un successo, vista l’età.
È il primo degli allori che collezionerà, tanto che oggi Phelps è l’atleta più titolato nella storia delle Olimpiadi con 22 medaglie complessive, di cui 18 ori. Non solo: detiene anche il record di vittorie ottenute in una sola edizione dei Giochi Olimpici, quella di Pechino del 2008, dove si è appeso al collo 8 medaglie d’oro, impresa che gli è valso il soprannome di “Squalo di Baltimora”. Si è ritirato nel 2012.
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