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domenica 14 giugno 2015

...con Carlo Conti - Mag 15

Nell’era dei social non abbiamo più amici

Un’indagine scientifica, condotta dall’Università dello Utah su un campione di tre milioni di persone, ha accertato che siamo sempre più soli. Il secolo delle rivoluzione digitale, degli smartphone, dei social network e delle chat, è malato di solitudine. Gli amici virtuali non fanno che accentuare questo malsocialessere sociale “che è due volte più grave dell’obesità e aumenta la mortalità del 14%”. Quello causato dall’estrema povertà, per avere un termine di paragone, è del 19%. La solitudine,insomma, accorcia anche la vita.

La ricerca si sofferma soprattutto sui ragazzi. Ecco perché il confronto con la dilagante diffusione dell’obesità. Per certi versi, le due malattie vanno a braccetto: i ragazzi mangiano troppo e stanno troppo soli. Difficile non immaginare un teenager che non ingurgita fast food nella sua stanza, collegato a un computer o a un tablet. La ricerca non trae conclusioni, né indica soluzioni. Bisogna trovarne una efficace, in fretta. Di solito i rimedi sono dentro ognuno di noi.

I senza vergogna

Una recente ricerca ha rivelato che la parola più pronunciata in Italia è “vergogna”. Indagine superflua: per capirlo, basta guardarsi attorno. Avanzano cortei che inalberano cartelli con la fatidica parola seguita da punto escalativo; molti titoli di giornali la vergripetono, indicando i destinatari dell’invito almeno ad arrossire; gli urlatori professionisti dei dibattiti televisivi, concludono i loro interventi con lo stesso termine. Che deriva dal latino “vereor” (temere), attraverso il sostantivo “verecundia”. Apro un dizionario e leggo che si tratta di “un profondo e amaro turbamento interiore che ci assale quando ci rendiamo conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole”.

È soprattutto agosto il mese in cui “agiamo e parliamo in maniera riprovevole”. Ragazzi con qualche birretta di troppo sbraitano nelle notti afose come fossero i padroni della città, ragazze in bikini che passeggiano disinvolte come fossero in spiaggia. E cellulari sempre accesi, musica a tutto volume, nessun rispetto per il prossimo. Sarò diventato un brontolone, ma mi sembra davvero sorprendente che la parola più pronunciata del decennio indichi un sentimento che molti italiani hanno serie difficoltà a provare.

CARLO CONTI RISPONDE

Caro Carlo, chi ferma i sanguinari terroristi dell’Isis che stanno distruggendo il patrimonio artistico dell’umanità? E perché questa barbarie? Grazie e buon lavoro.
Rosella F. (Firenze)

Non ci sono parole per definire lo scempio e impedirlo, ora, sembra praticamente impossibile. Dalle porte millenarie di Ninive alle statue assire di Nimrud: le distruzioni avvengono in Iraq e in Afghanistan, nei territori occupati dagli estremisti islamici. Assassini che non esitano a decapitare persone, figurarsi quale pietà possono avere per una statua. Inascoltato l’appello lanciato dall’Unesco, inutile la deprecazione internazionale. L’obiettivo dei terroristi è annullare qualsiasi traccia che testimoni l’importanza del dialogo fra le culture. Per continuare a distruggere e a uccidere.

©Mondo Erre - Carlo Conti 

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