Nonni e nipoti alleati per il futuro
La crisi economica non soffoca il volontariato, anzi lo rende più diffuso: negli ultimi 10 anni in Italia i volontari sono cresciuti del 43%. La loro età è sempre più giovane. Lavorano gratis per gli altri. Insegnano italiano agli immigrati, assistono anziani e malati, danno una mano ai comuni per pulire i muri dai graffiti selvaggi, recuperare chiese e coltivare orti urbani. Ce ne accorgiamo soltanto quando
esplode una tragedia, com’è accaduto a Genova, e gli “angeli del fango” finiscono in prima pagina, sull’onda della solita retorica. Non sono eroi. Sono ragazzi italiani che hanno testa, cuore e braccia. E sanno farli funzionare assieme.
Che cosa ci insegnano queste esperienze vissute con entusiasmo e così lontane dal profilo della generazione annoiata, che non ha né interessi né stimoli per costruire il domani? Ancora una volta è Papa Francesco a indicarci la via: «Giovani e anziani si alleino, o non avranno futuro», ha detto denunciando quella “cultura dello scarto” che taglia fuori nonni e nipoti, chi non è più produttivo e chi non lo è ancora. Mescolare età e talenti è un investimento reciproco. Ma per partire bisogna dare fiducia ai ragazzi. La sfiducia è più insidiosa del fango.
Tutti schiavi del telefonino?
Il ragazzo con la felpa passa tra due ali plaudenti: con una mano mostra l’ultimo modello di cellulare, conquistato dopo una notte di coda, e con l’altra saluta i commessi. È una foto che ha fatto il giro del mondo e che non ho trovato
nient’affatto allegra. Ha titolato un giornale: “Insonni per l’iPhone, fra tecno-idolatria e apoteosi della merce”. Siamo davvero tutti schiavi del telefonino?
Una ricerca recente ha evidenziato che tenersi alla larga dal telefonino almeno per qualche ora al giorno “riduce lo stress e permette di migliorare la concentrazione”. Ho l’impressione che finora la tecnologia sia stata molto efficace nel procurarci ciò che desideriamo, ma non sempre ciò di cui abbiamo bisogno.
CARLO CONTI RISPONDE
Mi hanno trascinato a vedere il film su Leopardi e, per dirla tutta, mi sono annoiato. Già trovo melense le sue poesie, figurati la vita! Al suo “pessimismo cosmico” preferisco un “cinepanettone”. Se per caso hai avuto la sventura di vederlo anche tu, puoi dirmi cosa ne pensi?
Luca F., (Torino)
Anch’io ho visto “Il giovane favoloso”. E non lo ritengo affatto una sventura. Anzi, ho trascorso due ore e mezzo in un attimo. Non sei il solo, tuttavia, ad esprimere delusione per il film. Ho letto da qualche parte che è “troppo didascalico”, come dire noioso. Non so se quello di Martone sia un bel film, oppure no. È un giudizio che lascio ai critici e al pubblico. Posso dirti soltanto che mi ha commosso ed emozionato. Annoiato mai. Il guaio, forse, sta in quel “mi hanno trascinato” che confidi. Un film, come un libro, non deve essere mai un obbligo. Perché un obbligo non può essere un piacere.
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