Chi dorme piglia pesci
Due titoli attraggono la mia attenzione: “Il sonno breve dei nativi digitali” e “Guarire da Internet in una caserma”. Riassumo: molti ragazzi dormono poco, streaming e chat fino all’alba e al mattino sembrano zombie sui banchi di scuola. In Cina, il Paese più connesso al mondo, il 10% dei teenager che giocano in Rete mostra gravi patologie psicofisiche. Alla periferia di Pechino c’è chi li cura con rigore
militare.
Il fenomeno dei nottambuli non è nuovo. Da sempre i ragazzi si ribellano al coprifuoco dei genitori. Una volta, però, non c’erano smartphone e internet che oggi consentono un’attività ininterrotta, fino a rimbambire. I medici assicurano che gli adolescenti, per stare bene, dovrebbero dormire dalle 8 alle 9 ore per notte. E aggiungono che il sonno ci rinforza la memoria. Per capirlo è davvero necessario ricorrere ai metodi duri della caserma?
Conosco un gruppo di amici che fanno questo gioco: incontrandosi a cena, posano tutti il cellulare sul tavolo e il primo che lo tocca paga il conto. Un modo per ricordare che non essere schiavi delle email si può. Coraggio ragazzi, inventatelo anche voi un giochino salvifico.
Pennac: “Ragazzi, non abbiate paura”
Invitato dal quotidiano la Repubblica, Daniel Pennac ha incontrato un folto gruppo di studenti in un teatro di Palermo. Lo scrittore francese, che ha insegnato per quasi trent’anni e alla sua esperienza ha dedicato due libri di grande successo, Come un romanzo e Diario di scuola, ha confidato di essere stato un allievo
somaro, salvato da un professore capace di insegnargli a non avere paura.
«La scuola – ha detto – è ossessionata dal problema della valutazione e della selezione, ma il primo compito di un insegnante dovrebbe essere quello di far in modo che i suoi allievi non temano di capire e di imparare». Pennac è convinto che «insegnare significa spiegare agli alunni che esiste un futuro. E se non lo capiscono, spiegarglielo di nuovo. Tutti possono imparare, il vero coraggio è sapere tante cose. Perché sapere tante cose significa vivere».
CARLO CONTI RISPONDE
Leggo su un quotidiano la solita tiritera sul degrado della lingua italiana. Questa volta il purista se la prende con “selfie”. Vorrebbe che scrivessimo “autoscatto”. Qual è la tua opinione? Grazie.
Micol ’98 (Novara)
La parola è entrata nei dizionari, a legittimare la lingua del web. Selfie, del resto, non è soltanto l’autoscatto: esprime il forte desiderio di condivisione che ha la tua “generazione allo specchio”. La lingua è una cosa viva, che cambia con il tempo. Accantona parole, ne acquisisce di nuove. Appartiene ai parlanti, per cui nel suo uso vale la presa di possesso della maggioranza. Ogni volta che si è cercato di imporre delle ferree regole linguistiche si è caduti nel ridicolo.
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