La gentilezza aiuta meglio della forza
Ogni tanto qualcuno propone una classifica della felicità. E noi italiani risultiamo piuttosto in basso, quasi al limite dei disperati. Non so bene come funzionino queste ricerche e quanto siano attendibili, ma è certo che non basta vivere nel “Paese più bello del mondo” per essere soddisfatti. Basta guardarsi attorno per capirlo: mai visti tanti musi lunghi, mai ascoltate tante male parole. E se provassimo con la gentilezza?
C’è chi è convinto che nella società di domani la cortesia funzionerà meglio della forza e il pensiero positivo riuscirà ad alzare l’indice di felicità, oggi ai minimi storici. E’ dunque possibile il sogno di una società empatica? Cristina Gabetti, nel suo nuovo libro A passo leggero, risponde che ce la potremo fare, trovando un diverso equilibrio fra noi, gli altri e la natura che ci circonda. Niente di rivoluzionario, soltanto con piccoli gesti quotidiani. Magari tornando a chiedere scusa, quando occorre; buttando via la cicca dove va buttata; lasciando il posto sul bus
A volte può bastare un saluto, un sorriso, un “grazie”, un “per favore”. Insomma, una gentilezza che fa rima con leggerezza. Ma che non vuol dire superficialità: significa essere scesi nel profondo per riemergere con più consapevolezza. E rispetto per il prossimo.
“Voglio rendere presente il futuro”
Altro che “generazione di annoiati senza alcun interesse”. Cesare Cacitti- 15 anni, vicentino, parlantina sciolta e occhialetto nero da ragazzo prodigio- ha appena vinto il premio Gaetano Marzotto dedicato agli inventori. La sua idea realizzata: produrre stampanti 3D che costino sotto i 300 euro.
A 3 anni costruiva mulini a vento che regalava alle amiche della nonna. A 6 anni creava circuiti elettronici e mangiava pane e informatica. Confida:”Il mio obiettivo è rendere presente il futuro”. I suoi miti sono Steve Jobs e Massimo Banzi, creatore del microchip Arduino,” senza il quale le giornate sarebbero più noiose”. Giornate piuttosto piene, perché Cesare, oltre che fare i compiti (seconda liceo scientifico) e lavorare alle sue invenzioni, dipinge, canta, nuota e suona il pianoforte.
CARLO CONTI RISPONDE
Caro Carlo, da un po’ di tempo si parla di adottare lo “ius soli”, il diritto di cittadinanza per i ragazzi stranieri nati, ma anche giunti sul suolo italiano. Temo, però che mi sia sfuggito qualcosa. Puoi aiutarmi a capire come funziona? Grazie e buon lavoro.
Enrico B (Livorno)
Caro Enrico,
fino ad oggi l’attribuzione della cittadinanza italiana è regolata dalla legge n. 91 del 1992, secondo la quale chi è nato nel nostro Paese da genitori stranieri diventa italiano al compimento del 18° anno di età, a meno che, nel frattempo, uno dei genitori non sia diventato italiano.
Di proposte di legge per allargare o restringere le maglie di questa norma in Parlamento ce ne sono molte. Quella a cui di ti riferisci è lo “ius soli temperato”. Cosa significa? Che i ragazzi diventano cittadini italiani al completamento di un ciclo di studi. Se sono nati qui, al termine della scuola dell’obbligo. Se sono arrivati quando erano già adolescenti, alla fine della licenza di scuola superiore. Potrebbero essere 50 mila l’anno i nuovi italiani, se passasse questa norma.
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Di proposte di legge per allargare o restringere le maglie di questa norma in Parlamento ce ne sono molte. Quella a cui di ti riferisci è lo “ius soli temperato”. Cosa significa? Che i ragazzi diventano cittadini italiani al completamento di un ciclo di studi. Se sono nati qui, al termine della scuola dell’obbligo. Se sono arrivati quando erano già adolescenti, alla fine della licenza di scuola superiore. Potrebbero essere 50 mila l’anno i nuovi italiani, se passasse questa norma.
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